Realizzazione pezzi con bicomponente e lana di vetro
Salve a tutti!
Ricordo che tempo fa un amico aeromodellista mi descrisse una tecnica per realizzare dei pezzi come ad esempio cappottine, musetti ed in generale pezzi di un certo volume. Purtroppo mi sono perso di vista con questa persona, quindi spero che qualcuno di voi possa aiutarmi. Vi descrivo brevemente quello che ricordo:
la tecnica sembra abbastanza semplice, si tratta di realizzare uno stampo in polistirolo, che viene carteggiato fino ad ottenere la forma che vogliamo. In seguito, si spalma della bicomponente sul polistirolo e si applica uno strato di lana di vetro. Poi di nuovo una spennellata di bicomponente ed ancora uno strato di lana di vetro, e così via, a seconda della rigidità e dello spessore desiderati. Una volta asciugata la colla, si immerge il tutto nel solvente alla nitro che, in teoria, dovrebbe sciogliere il polistirolo ma non la bicomponente. Rimarrebbe perciò la parte esterna, della forma voluta, come una sorta di vetroresina insomma, che verrà poi carteggiata per rifinire il tutto.
Ora, i dubbi sono: la bicomponente va diluita? E, se si, con che cosa?
Ieri ho fatto un tentativo, utilizzando della garza al posto della lana di vetro (non ne avevo...) e diluendo l'epoxy 5min con dell'alcool etilico denaturato, come avevo letto non ricordo dove. Il problema però è che la garza non è diventata affatto rigida come se fosse plastica. E' solo un pò più dura del normale. Forse la garza non si presta alla cosa?
......, dunque-dunque??? Agivo in questo modo per quanto riguardava dimensioni tipo la fusoliera di un'elicottero e/o di un aliante etc etc... Prima di tutto costruivo un telaio/scheletro di ordinate in scala... tenute assieme con dei listelli-correntini. Successivamente riempivo lo scheletro "mock-up" con il polistirolo, che poi veniva carteggiato seguendo la forma e le linee dello scheletro dell'oggetto da ricavare. Dopo questa fase, rivestivo con dello "stucco francese" la forma, che ad indurimento avvenuto ovviamente carteggiavo... dopodichè pennellavo sopra del turapori/distaccante. A questo punto tutto è pronto per rivestire lo stampo maschio, senza dimenticare prima di aver dato una pennellatura di resina sullo stesso, poi, con il tessuto di lana di vetro appriopriato (Kg per cm2) inbevuto prima nella resina e/o spalmato di resina, facevo aderire le pezze sù tutta la forma!!! Questultima operazione và ripetuta almeno due volte o più, e/o a secondo della leggerezza e robustezza che si vuole ottenere, ma anche sì da quali sollecitazioni dinamiche il modello andrà a sopportare!!! Mentre per ottenere pezzi più piccoli, come capottine cockpit, e/o particolari come una deriva di un aeromodello... costruivo uno stampo in massello di legno allegerito, su cui ripetevo i lavori di cui sopra senza utilizzare il polistirolo, ma solo stuccandone la superficie. I componenti, quali le resine che usavo non ho mai avuto necessità di diluirle, forse anche perchè le trovavo già pronte all'uso, e se mai era necessario il diluente a base di acetone era/è il prodotto principe!!! Invece la tecnica che descrivi Tu, con lo scioglimento del polistirolo è la tecnica del vuoto a perdere, ossia, ogni qualvolta necessita rifare lo stesso oggetto... devi ricostruire la parte maschio, a meno chè così facendo si voglia ottenere lo stampo femmina, ma quest'ultima tecnica lascia le superfici esterne talmente grezze a buccia di arancio e imperfette, che la levigatura assotiglia non poco lo spessore... e se si tratta di aeromodelli ciò precluderebbe la resistenza!!! Eh secondo la mia pregressa esperienza, non è precisa quanto quella dell'utilizzo della forma maschio!!! Poi, chiaramente dipenderà tutto dalla manualità di ognuno e, dalle capacità/conoscenze intellettuali a svolgere tale compito!!! Ma veniamo all'uso della garza??? La garza comune in cotone, in lino e/o sintetica che sia... la si utilizza con i gessi, come dire che è la morta sua, non a niente a che vedere e similitudini con applicazioni di resine... quindi il risultato non può essere soddisfacente!!! Comunque ci sarebbe da scrivere assai e molto di più in materia e, alcune cose le ho omesse apposta sperando che chi legge ne sia in qualche modo a conoscenza delle tecniche di stampi in resina.
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: In principato commutando saeoius nil praeter nomen domini mutant pauperes!!!
(Molto spesso, quando cambia il governo, i poveri non cambiano nulla, eccetto il nome del padrone!!!)
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Correva l'anno 1899... "tratto da un discorso di Giolitti"... governare gli italiani non e' difficile: è inutile!!!
L'unico socialista (al mondo) ad aver avuto ragione!!!
Grazie per l'esauriente spiegazione Pampurio. Solo qualche ulteriore chiarimento:
a prescindere dal metodo di realizzazione dello stampo, mi confermi che successivamente questo viene ricoperto con strati sovrapposti di resina e fogli di lana di vetro? Perchè questa mattina ho provato a spalmare uno strato di epossidica 5m su un pezzo di polistirolo, ho aspettato che indurisse ed ho poi sciolto il polistirolo. La colla però era rimasta della constitenza di un guanto, insomma, sembrava lattice! Quindi, quando tu dici "resina", intendi comunque una bicomponente epossidica che poi, unita alla lana di vetro, sortisce l'effetto e la resistenza voluta?
......, confermo! Attenzione che la bicomponente abbisogna i suoi tempi di essicazione!!! Le operazioni che ho descritto... con la resina (bicomponente), mi permetteva le successive fasi... dopo un'attesa per l'asciugatura/indurimento "garantito" di almeno 24Hore!!!
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(Molto spesso, quando cambia il governo, i poveri non cambiano nulla, eccetto il nome del padrone!!!)
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Correva l'anno 1899... "tratto da un discorso di Giolitti"... governare gli italiani non e' difficile: è inutile!!!
L'unico socialista (al mondo) ad aver avuto ragione!!!
Rowind, proporrei un metodo che penso dia risultati leggermente più precisi, a mio modesto parere.
Si procede come segue:
Si realizza il master del pezzo (cappottine, carenature, ecc. ecc.) in polistirolo per poi ricoprirlo di cera distaccante. è importante levigare bene il pezzo al fine di renderlo il più liscio possibile e senza imperfezioni.
A questo punto si immerge la sagoma di polistirolo in un vaso di gesso opportunamente preparato (sono ottimi i vasi da fiori o vecchi secchi da buttare), curandosi di farlo rimanere totalmente immerso nel gesso, fino a che questo non indurisce completamente.
Ora bisogna rimuovere il master in polistirolo, il distaccante precedentemente dato darà un bell'aiuto in questa operazione.
Ora abbiamo il vero e proprio stampo, la "femmina" (il calco insomma) del pezzo che vogliamo realizzare. La superficie del gesso è molto liscia, nel caso di piccole imperfezioni si possono prontamente stuccare e carteggiare.
Ora bisogna realizzare lo stampo in fibra: distaccante sulle pareti interne dello stampo in gesso, e successivamente si comincia a resinare. Quando si è raggiunto il numero di strati voluto si mette nello stampo -a contatto con le pareti interne della fibra resinata- un particolare tessuto assorbente (di cui vi farò sapere) e si infila tutto quanto in un sacchetto di plastica. Poi si chiude il sacchetto e con una pompa per il vuoto (es. compressore di un frigorifero) si tira l'aria dal sacchetto.
Così facendo il sacchetto premerà sulla fibra che rimarrà così ben schiacciata contro le pareti dello stampo, e in più tutta la resina in eccesso verrà assorbita dal tessuto assorbente.
Volendo si può anche mettere del gelcoat tra la fibra e il distaccante.
Quando la resina è totalmente indurita si può spegnere la pompa e togliere sacchetto e tessuto assorbente. Ora arriva il problema, rimuovere lo stampo in fibra dal master. Sebbene si è dato il distaccante in qualche punto rimarrà incollato, ma con un po di pazienza verrà via tutto. Nel caso ci si può aiutare con un compressore, sparando aria tra la resina e il gesso, questo aiuta parecchio!!
Ecco tutto,
fatemi sapere cosa ne pensate...
__________________ Saluti, Andrea Lombardi
E-Mail: lombafly@gmail.com- Msn: lombafly@hotmail.com